Progetto Chernobyl
Il disastro di Chernobyl (Чернобильська катастрофа in ucraino) fu il più grave incidente mai accaduto ad un impianto nucleare civile. Avvenne il 26 aprile1986 con l’esplosione del reattore numero 4 della centrale nucleare di Chernobyl ( 51°23′21.73″N 30° 5′59.89″E), in Ucraina (allora parte dell’Unione Sovietica), vicino al confine con la Bielorussia.
Va sottolineato che le esplosioni non furono in nessun caso di tipo nucleare bensì chimica, cioè causate da reazioni fra sostanze chimiche innescate dalle elevatissime temperature raggiunte. In seguito alle esplosioni, dalla centrale si sollevarono delle nubi di materiali radioattivi che, per una sequenza di correnti aeree in quota, raggiunsero prima l’Europa orientale e la Scandinavia oltre alla parte occidentale dell’URSS, e poi verso l’Europa occidentale, lambendo anche l’Italia.
Vaste aree vicine alla centrale furono pesantemente contaminate rendendo necessaria l’evacuazione e il reinsediamento in altre zone di circa 336.000 persone.
Nonostante la centrale di Chernobyl fosse localizzata in Ucraina, il paese più colpito dalla radioattività fu la confinante Bielorussia in cui si registrarono le maggiori concentrazioni di cesio 137 e in particolare la regione di Gomel, da cui provengono alcuni minori.
Inizialmente si è registrata una massiccia emigrazione dalla regione di Gomel verso aree meno inquinate, ma la crescente povertà economica causata dalla catastrofe, costringe la fascia sociale di ceto medio-basso a continuare a risiedere nel luogo di origine convivendo in un’allucinante situazione dove tutto ciò che si tocca, si respira e di cui ci si nutre è contaminato dalla radioattività.
Le repubbliche, adesso separate, di Ucraina, Bielorussia e Russia sono ancora oggi gravate dagli ingenti costi di decontaminazione. Si è registrato negli anni un notevole aumento dei casi di tumori alla tiroide e di leucemia negli abitanti della zona colpita, a causa dell’esposizione allo iodio radioattivo.
E’ provato da studi medico-scientifici che durante l’età evolutiva, l’essere sottratti alle radiazioni anche per brevi periodi annuali, nutrendosi di cibo non inquinato, contribuisce considerevolmente a limitare lo sviluppo di danni alla tiroide.
Persino i discussi governi che si alternano alla guida della Bielorussia, hanno istituzionalizzato a livello nazionale una catena di cosiddetti “sanatori”, luoghi un po’ simili alle nostre ormai desuete “colonie” maggiormente in uso anche in Italia tra la popolazione giovanile non abbiente degli anni ’50-’60.
Tuttavia, per la carenza di sufficienti strutture statali e per l’eccessiva povertà sociale, il governo Bielorusso agevola l’affidamento temporaneo all’estero fino ad un massimo di 3 mesi all’anno presso privati e famiglie tramite le organizzazioni umanitarie di volontariato.
COME SI MUOVE L’ASSOCIAZIONE
La nostra Associazione opera principalmente su due linee programmatiche: la principale è quella di organizzare l’ospitalità dei bambini bielorussi presso le famiglie che hanno aderito all’associazione e poi in Bielorussia ha contribuito attraverso l’acquisto di una casa per una famiglia che versava in condizioni veramente precarie e sostiene, attraverso progetti di risanamento, l’internat da cui provengono parte dei bambini ospitati.
Da quest’anno, attraverso una più attiva collaborazione con l’associazione “Il Sassolino Bianco” vuole valutare la possibilità di collaborare con progetti in loco per seguire i ragazzi adolescenti verso la formazione professionale e quindi un successivo inserimento lavorativo che possa allontanarli dal rischio dell’alcolismo e della tossicodipendenza e per cercare di far loro capire che è giusto sperare, lottare e lavorare per unmondo più giusto in cui ci si deve guadagnare il proprio posto. La cultura in cui sono immersi questi ragazzi èsoprattutto di rassegnazione e di assistenzialismo. Questa mentalità è molto forte e radicata soprattutto nei piccoli villaggi (come a Radun). Il primo modo per cercare di migliorare questa visione del loro piccolo mondo è cercare di dare a questi ragazzi le basi e un sostegno alla loro uscita da scuola e con il successivo l’inserimento lavorativo L’associazione vuole ora muovere i primi passi verso questa prospettiva.
La volontà di estendere gli interventi umanitari sul luogo, ci differenzia da altre associazioni locali operanti nello stesso ambiente, ma che dedicano i tutti i fondi raccolti al solo progetto di ospitalità in Italia.
L’Associazione si rivolge a quella fascia di Italiani con una sensibilità sociale e una preparazione culturale, che la rende consapevole che non può esistere un reale progresso e cooperazione tra i popoli, senza l’annullamento delle disparità tra i paesi economicamente più progrediti e quelli più poveri e sfortunati ed è disposta a dimostrare questo principio basilare con un impegno concreto e non soltanto teorico.
L’Associazione ha, per scelta, deciso di rivolgersi a famiglie del territorio per avere la possibilità di conoscere ogni famiglia e di poter insieme condividere un percorso che sia da tutti riconosciuto come positivo per i minori bielorussi.
In particolare, è bene evitare che i bambini bielorussi, abbagliati dall’abbondanza di disponibilità e mezzi rispetto a quella a cui sono abituati, percepiscano un’immagine sbagliata del nostro Paese assimilando abitudini consumistiche e, anche per questo, molto lontano dalla loro realtà quotidiana.
L’ospitalità
L’ospitalità si ripropone di aiutare concretamente i bambini bielorussi, che vivono in zona contaminata da radiazioni dopo l’esplosione nella centrale nucleare avvenuta nell’aprile 1986. L’Associazione organizza soggiorni di risanamento della durata di circa un mese, presso famiglie italiane conosciute, per due volte l’anno.
L’ospitalità di bambini bielorussi è semplice e complessa al tempo stesso. Dal punto di vista pratico l’esperienza non crea grandi problemi, grande attenzione invece deve essere posta all’aspetto psicologico: sono bambini che provengono da una realtà socio-economica molto disagiata per cui è fin troppo facile interferire nella psiche che in tutti i bambini è labile e ricettiva, ma in loro lo è ancora di più.
I bambini alla prima esperienza, se possibile, avranno un’età compresa tra 7 e 8 anni, preferibilmente in stato di bisogno fisico e/o morale e possono provenire da famiglie o da internat.
L’Associazione spera che la solidarietà (in questo caso l’ospitalità di bambini provenienti da un ambiente difficile) metta radici nelle famiglie in modo tale che abbia un seguito, magari espletandosi con altri bambini o in altre forme.
Alla base di un’esperienza ben riuscita è di primaria importanza la scelta delle famiglie che devono avere alcune caratteristiche irrinunciabili: essere di sani principi morali; non aver avuto condanne penali o procedimenti giudiziari in atto; preferibilmente con figli e con una disponibilità adeguata di tempo da dedicare ad un bambino che arriva per la prima volta in un paese e in una famiglia che non conosce, così diversa dalla sua o, nel caso di bambini provenienti da istituto, che non ha mai avuto o che è stata per lui una pessima esperienza.
È opportuno ricordare che il rapporto tra famiglia e minore non può e non deve essere improntato come “genitoriale”, in modo da evitare problemi al bambino, dovuti ad un eccessivo attaccamento della famiglia verso lo stesso minore,che può causargli molto disagio al momento del ritorno in Bielorussia (distacco) ed è importante tenere sempre presente che le famiglie ospitanti fanno capo all’Associazione, questo per far sì che , insieme, si possa valutare e scegliere azioni e comportamenti adeguati in Bielorussia o in Italia nel rispetto e per il benessere dei bambini.
I gruppi dei bambini arrivano obbligatoriamente con uno o più accompagnatori che conoscono la lingua italiana. Oltre a quello di accompagnatori, la loro funzione è quella di far da tramite tra bambini e famiglie ospitanti. Per risolvere in parte alcuni problemi di lingua il comitato mette a disposizione un piccolo vocabolario Italiano – Russo.
Gli accompagnatori hanno con loro notizie essenziali sui bambini; le famiglie potranno così conoscere fin dall’inizio storie personali e composizione familiare dei bambini e in questo modo le famiglie potranno farsi portavoce, verso l’Associazione, di particolari situazioni o esigenze di ogni singolo bambino.
Gli accompagnatori sono a disposizione per tutte le necessità che possono presentarsi durante il soggiorno; collaborano alle attività cercando di facilitare l’integrazione dei bambini Bielorussi con i loro coetanei italiani e con le famiglie.
Internat di Radun
In ogni repubblica dell’ex URSS , quindi anche in Bielorussia, esistono numerosi istituti per minori chiamati “Internat”. Queste strutture ospitano bambini orfani e provenienti da famiglie impossibilitate ad occuparsi dei figli a causa della loro condizione sociale ed economica. Gli Internat versano in condizioni di degrado, anche perché lo stato non riesce a far fronte alle necessità delle strutture.
Il villaggio di Radun con i suoi 1500 abitanti è situato nella zona nord-occidentale della Bielorussia nella regione di Grondo, a circa 20 km dal confine con la Lituania e 250 km dalla capitale Minsk. È una regione a carattere prettamente agricolo. In seguito all’incidente di Chernobyl tutta l’economia agricola della Bielorussia ha subito delle conseguenze disastrose legate alla contaminazione ed alla impossibilità di esportare prodotti.
L’Associazione accoglie 20 dei 150 bambini che vivono nell’Internat di Radun, un mese in inverno e un mese in estate. Questo soggiorno di risanamento permette ai bambini di alimentarsi con cibi non contaminati e di perdere parte della radioattività assorbita, di vivere un’esperienza positiva e di socializzare con minori italiani. Oltre all’accoglienza l’Associazione sostiene progetti di risanamento dell’istituto: manutenzione infissi, sistemazione della cucina e acquisto di pentole industriali, sistemazione dei banchi, sostituzione dei lettie acquisto di medicinali in loco. Per venire incontro alle esigenze di tutti gli ospiti dell’Internat, in coincidenza con la partenza dei minori ospitati, vengono inviati aiuti umanitari (abbigliamento, cancelleria, prodotti per l’igiene personale) seguendo quanto ci venga segnalato come esigenza prioritaria.








